Matteo Bianchi

Filmmaker

Mi piace pensare che il mio percorso professionale sia iniziato da bambino nella mia camera, vedendo per la prima volta “C’era una volta in America”. Per quanto fosse un intrattenimento inusuale per un bambino, mi colpì a tal punto da vederlo più volte, ogni anno, così da bambino, così adesso. Negli anni si sono susseguiti molti interessi diversi: il disegno, la musica, la scultura, letteratura… Ma l’architettura è stato dopo il cinema il mio più grande interesse, forse del tutto scontato provenendo da una famiglia di arredatori e restauratori.

Un interesse che guida il mio modo di pensare e guardare anche dopo aver scelto di fare del racconto attraverso le immagini la mia professione. Sono una persona che ama osservare piuttosto che essere al centro dell’attenzione. Forse è per questo allora che nulla mi sembra più naturale e desiderabile che raccontare storie attraverso i miei occhi, in quel piccolo universo a parte che è il set, un universo che ha le sue regole e dove una delle regole fondamentali per i suoi abitanti è “non guardare in macchina”. Dunque, in quale misura, non guardare me.


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